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Don Sergio ci ha
inviato questa intervista che rilasciò ad inizio anno e nella quale
espone molti aspetti importanti e interessanti della Missione
di Ntambue.
Quali sono le cose – concrete
– che avete fatto a Ntambue e dintorni?
La Missione ha più di 50 anni e prima
c'erano i Padri belgi di Scheut che han costruito molto tra chiese e
convento di preti e suore. Poi ci son stati i Padri
Carmelitani di Roma che hanno aggiunto alcune CHiese ai villaggi fino al
1988 quando siamo subentrati noi di Terni. C'era un sacerdote ternano fino
al 94 e quindi la nostra equipe sempre di Terni, il primo è andato via.
Noialtri abbiam fatto 4 Chiese ai villaggi e una scuola, nonchè due ponti
su piccoli fiumicini. C'era una catena di scuolette elementari però in
capanne di paglia che si portava avanti in una decina di villaggi pagando
gli insegnanti ma lo stato ha inglobato l'altr'anno e non son più nostre.
Abbiamo aperto un'infermeria maternità e la manteniamo in un villaggio a
trenta Km. da qui. Questo per le costruzioni, che è un lato
importantissimo. Il resto è il lavoro pastorale cioè di formazione e
mantenimento della strutture (primarie ... e primitive...) ecclesiastiche.
Avendo 37 villaggi e quindi 37 piccole e grandi chiese ci vuole la
persona responsabile che vive lì e va formata con ritiri, libri,
sessioni... Io faccio il giro (in moto) celebrando una messa al mese in
ognuna di queste comunità, Battesimi, catechismo , matrimoni ed altro.
Non è un lavoro pesante, mi accolgono bene e resto contento… Vanno
formati i giovani, i cantori, le donne al loro sviluppo... Occorre aiutare
i più poveri con distribuzione di cibo e medicine, occorre pagare
l'ospedale dove non riescono da soli... c'è molto da fare e i mezzi sono
sempre pochi.
Pensate di aver inciso sulla realtà in
cui vi siete trovati, e in che modo?
La realtà congolese è stata formata
dal Belgio e la mentalità coloniale e di dipendenza materiale non se ne
va più, fa parte della loro pelle. Noaltri, essendo liberi da austriaci o
tedeschi che anche noi abbiam sopportato, possiamo testimoniare questa
libertà. Inoltre il Belgio è presente, come la Comunità Europea e le
organizzazioni umanitarie per l'aiuto ma questo crea una forte dipendenza
della gente, noi si cerca di educare all'autofinanziamento ad esempio
della Chiesa come una Parrocchia in Italia (si cerca...) e anche di levare
la mendicità dalla loro esistenza. Abbiamo inciso ? noi 4 pochissimo, le
Missioni in generale certo sì, ridando la dignità della persona vista in
quanto credente e parte dell'umanità che spera e lotta davanti al suo Dio…
Durante la guerra (invasione dal
Ruanda etc…) che clima si respirava fra i villaggi sotto la tua ‘giurisdizione’?
C’è qualche aneddoto del periodo che renda l’idea della vita in quel
periodo (ammesso che si sentissero le conseguenze della guerra dalle
vostre parti).
Da noi c'è stato parecchio disordine
culminato nei "pijages" (razzie) del 92 dove anche il sacerdote
ternano prima di noi è stato coinvolto dovendo guidare la sua Jeep tutta
la notte sotto il fucile dei soldati per girare le case della città e
portare via tutto quello che trovavano. L'ha scampata bella, qualche santo
l'ha protetto. In quel periodo i soldati han saccheggiato anche le
Missioni e c'è scappato uno due missionari uccisi. Noi abbiamo trovato
una grande insicurezza e soldati arroganti un pò ovunque, con ruberie e
uccisioni all'ordine del giorno. Una suora della Missione vicina è stata
uccisa, son venuti a bussare alla mia porta erano le 3 di notte e c'era
l'altra suora e un Padre che tornavano dall'ospedale qui vicino per
avvertirci dell'arrivo dei soldati… Un'altra notte vennero ma la gente
del villaggio era pronta, noi suonammo la sirena... Erano dei soldati
banditi non che fosse la guerra, solo la tensione e il disordine portava
che tutte le sere correva la notizia "vengono stanotte..." e noi
a dormire sul letto vestiti, con le orecchie tese... Poi passarono le
truppe di liberazione intendemmo i carri sempre di notte giù alla strada
e pochi giorni dopo Kabila era presidente al posto di Mobutu...
Nei 50 Kmq di tua. ‘competenza’ la
popolazione è omogenea etnicamente o hai a che fare con tribù diverse
(se sì, ci sono differenze di qualche tipo nell’interazione con voi
religiosi?)
Intanto i 50 Km sono da intendersi nel
senso che ci sono due sentieri, uno verso est lungo 45 Km circa e l'altro
verso sud sempre di quella lunghezza lì. Non so bene se son 50 o 500 Kmq,
so che con la moto ci vuole due ore per arrivare all'ultimo villaggio in
alto e così per l'altra pista... Logico che ci sono differenze: a nord i
Bashilakasanga, a Sud i Bena Tshishimbi e i Bakwa Mamba, quasi sempre in
pace tra loro benchè un pò chiusi l'uno verso l'altro. No grossi
problemi non ce ne sono, ogni tanto qualche scaramuccia... Un pò si
imparano a conoscere, soprattutto a livello di carattere, gli uni più
semplici, gli altri più orgogliosi... c'è naturalmente una zona un pò
"pecora nera" ma niente di offensivo verso la Chiesa o verso di
noi.
Domanda a chi l’Africa la vive tutti i
giorni e non ‘pontifica’ (scusi il termine, spero non ti appaia
inopportuno) senza magari aver visto qualche realtà del Continente nero:
Che cosa manca o che cosa ha l’Africa che determina la sua condizione di
arretratezza (sempre che questa condizioni tu la consideri di
effettivamente arretratezza…)
Ecco una cosa che mi sono chiesto
anch'io: Ma perché questa gente è così povera ? eppure lavora,
soprattutto le donne lavorano moltissimo, non si fermano mai... Penso che
il Signore abbia benedetto maggiormente certe parti del globo e meno
altre, ad esempio il deserto o le zone pietrose e rocciose... qui pur
avendo una natura generosissima perchè piove spesso e fa caldo (il
granuturco cresce due volte l'anno), tante condizioni d'igiene che da noi
sono acquisite, sono qui impossibili da mettere in pratica. Ancora manca
totalmente l'industria (abbiamo in città una fabbrica della birra e una
del sapone) e lo sviluppo, senza corrente elettrica è impossibile. In
altre parti d'Africa va molto meglio, da noi siamo arretrati e la gente
che vive nelle capanne, pur presentandosi la Domenica alla Messa col
vestito stirato (hanno il ferro a carbone) vive una condizione inferiore
ai diritti dell'uomo della carta onu... Non si riesce ad andare avanti, si
spera, si prega molto... Siamo in totale dipendenza dal nord del mondo, la
Chiesa pure dal Vaticano, alla Messa si raccogli appena appena per vivere
il prete e comprare le ostie (il vino è caro...). Anzi non so come si
possa andare avanti, certi aspetti della loro vita mis ono ancora oscuri,
dove prendono i soldi per la scuola dei ragazzi, per l'ospedale quando si
ammalano... Lo sviluppo a me pare ancora lontano... Le cause credo siano
appunto nel clima esuberante e nella mancanza della base di sviluppo,
nella storia travagliata di questa gente, nella subordinatezza ad altri,
nel vivere un progresso non costruito da loro, superficiale e
incostante... Eppure è buona gente, io amo stare qui, si sforzano, sono
molto fraterni, credono più di noi...
C’è qualche differenza nel servire il
Signore in Africa come missionario rispetto all’attività pastorale ‘convenzionale’
che si può praticare in Italia…
questo dipende dall chiamata di
ciascuno, non si può fare un discorso oggettivo. Io sono stato alla
Parrocchia di San Gemini (quella dell'acqua minerale, in Umbria) e ho
avuto un sacco di amici e gioie. Sono stato al Giubileo a Roma, alla GMG...
Ringrazio mille volte il Signore di essere nato in un paese cristiano
cattolico come il nostro e di vivere la fede così, però proprio per
questa chiamata del Signore io mi trovo meglio qui, amo di più queste
pecorelle che le altre, pur essendo anch'io delle altre... Sono convinto
che il Signore vuole così e la gioia e l'amore che vivo ne sono il segno,
in quanto servire il Signore significa servirlo nella gente, nel povero,
nel malato, nel piccolo e nel grande e Lui mi risponde col suo amore, mi
aiuta, mi invita a seguirlo così...
Altri avranno altre chiamate...
Che cosa ti ha spinto verso l’attività
di missionario? C’è stata un po’ la volontà di ‘espiare’ una
vita vissuta pericolosamente?
No non si tratta di espiazione,
piuttosto di attrazione, cioè ho visitato spesso il nordafrica nelle mie
esperienze di giovane e mi è piaciuto molto, la Missione in Africa l'ho
sentita subito come un prosequio di avventura, sempre all'aria aperta,
sempre nel vento... Oltre a questo l'aiuto verso gli altri ha sempre
sviluppato il mio amore (come credo quello di tutti) e la ricerca
affettiva non ultima mi ha portato verso il povero più che verso il
ricco...
Mi descrivi in venti righe la tua
giornata tipo a Ntambue?
Io esco 4 giorni alla settimana in moto
per andare ai villaggi. Ai villaggi dormo in una capanna o nella sacrestia
di una chiesa se c'è la chiesa di mattoni. Quando mi alzo è buio e prego
il rosario fino alla luce e poi prego il breviario passeggiando per una
stradina poco frequentata. Poi qualcuno mi porta il thè e sto lì, metto
aposto il sacco a pelo e lavo la faccia. Qualcuno viene a chiedermi di
benedire la capanna o il figlioletto che ha un diavolo o non guarisce mai
della febbre, qualcuno viene a comprare delle medicine... All'ora della Messa
parto con la moto e mi sposto ai villaggi vicini, uno al mattino uno al
pomeriggio dove succede questo: mi portano una sedia, chiacchieriamo
(conosco la lingua in modo semplice) sulla comunità, sui giovani, mi
chiedono un sacco di cose… Poi andiamo alla capanna-chiesa o alla chiesa
e piano piano arriva la gente, faccio le confessioni, arriva la corale,
celebriamo la messa con battesimi o altre cose che ci sono e poi siedo per
vendere le medicine, il che prende una due ore in quanto vendo quasi
gratis e la gente è sempre malata... Poi si mangia, si benedice qualche
casa e si porta qualche Comunione agli ammalati se ci sono... Lo stesso
nel pomeriggio, poi rientro al villaggio dove dormo e si sta lì un pò
con gli amici, io prego ancora prima di dormire, sempre nelle stradine
solitarie che grazie al cielo ce ne sono molte, se ero in India non avrei
trovato un buco... A Ntambue centro ci si annoia di più ma si sta più
comodi: a volte vado in città a volte a trovare le suore qui di fronte e
insomma ringrazio il Signore, di fronte alla miseria che vedo non posso
che dire umilmente "Grazie...".
Ti ricordi qualche episodio particolare
dell'invasione Ruandese?
Del periodo dell'invasione Ruandese e
dei relativi macelli a nord del paese ricordo un episodio, anzi due, uno
è un fatto e cioè che dopo l'arrivo di Kabila abbiamo inteso dei
disordini e abbiamo visto rinforzare le truppe militari con l'apporto di
soldati bambini. Fai conto 14, 16 anni con tutta la mimetica, stivali (la
più parte di gomma) e fucile in mano. Giravano in gruppi con altri
maggiori e facevano tenerezza... Fino ad oggi se ne parla e c'è una lotta
anche nella Chiesa (cioè con le preghiere della Messa) perchè ritornino
i soldati bambini alle loro case e riprendano la vita normale e non possa
più avvenire questo reclutamento forzato. Dicevano che davano 100 dollari
al mese ai soldati, tanti si sono arruolati e tanti venivano dai paesi
vicino (Camerunesi, Zimbabwaiensi...) poi per fare tornare questa gente ai
loro paesi c'è voluto fino a quest'anno 2002 quando finalmente hanno
tolto anche le barriere presenti un pò ovunque (nella nostra Missione
tre) cioè posti di blocco dove chi passa deve pagare, sia in soldi sia in
natura. L'altro episodio è stato credo nel 96, vedemmo arrivare un
centinaio di persone sporchissime, malate febbricitanti, tanti anziani, la
miseria che camminava. Dice erano dei rifugiati, scappati dai campi e
diretti verso il sud... Avresti dovuto vederli, silenziosi, avran
camminato per mesi... Li abbiamo medicati, dato del riso crudo perchè
andavano via da cuocersi poi in giro, non ricordo che altro... Alcuni
sarebbe stato meglio fermarsi, non si reggevano... Una pena infinita, non
ti so descrivere i sentimenti...No, Kabila non era il cattivo da cacciare,
casomai l'attaccato, il non creduto da appoggiare contro i ribelli,
casomai che non aveva la forza di reggere il colpo. Qui non si è mai
visto come da cacciare, si è visto indeciso, impotente di fronte alle
tante forze contrarie...
(Don Sergio Vandini)

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